Difendersi dal mobbing: guida completa

Scopri come difenderti dal mobbing sul lavoro: segnali, strategie, consigli e azioni da intraprendere per tutelarti.
Guide

Forma di abuso psicologico sul luogo di lavoro, il mobbing è caratterizzato da comportamenti sistematici e ripetuti nel tempo, volti a emarginare, umiliare o danneggiare una persona.

Il termine fu coniato nel XX secolo dal Konrad Lorenz, etologo, per descrivere un comportamento aggressivo messo in atto da individui della stessa specie per escludere un membro del gruppo. Successivamente usato in diversi contesti, e con significati differenti, negli anni Ottanta del Novecento lo psicologo svedese Heinz Leymann coniò la definizione oggi maggiormente accreditata: “una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo”.

Particolarmente rilevanti sono, inoltre, gli studi dello psicologo Harald Ege, che definì il mobbing come una "forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitato attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti”. A commettere mobbing possono essere i superiori, ma anche i colleghi, attraverso azioni ripetute nel tempo. Ma come si riconosce il mobbing e come ci si può difendere?

 

Le tipologie di mobbing

Il mobbing può essere di due tipi, a seconda delle persone coinvolte. Si parla di:

  • mobbing orizzontale quando il mobbizzato è vittima di uno o più colleghi posti al suo livello;
  • mobbing verticale quando la condotta persecutoria coinvolge soggetti collocati a livelli diversi della scala gerarchica.

In caso sia il datore di lavoro o un superiore a vessare il lavoratore si parla di mobbing discendente mentre nel caso in cui sia un lavoratore di livello più basso a vessare un superiore si parla di mobbing ascendente.

 

Come riconoscere il mobbing?

Caratterizzato da comportamenti ripetuti e sistematici che mirano a isolare, umiliare o danneggiare una persona, il mobbing presenta caratteristiche ben precise:

  • comunicazione ostile e umiliante;
  • critiche costanti e ingiustificate;
  • insulti, derisioni o commenti sarcastici;
  • esclusione e isolamento.

Esempi di mobbing sul lavoro sono:

  • sgridate e insulti ricorrenti;
  • esclusione da riunioni e attività;
  • commenti e battute offensive;
  • invasioni della privacy;
  • diffusione di pettegolezzi e calunnie;
  • esclusione dalle informazioni importanti o fornitura intenzionale di informazioni errate;
  • abusi e minacce d’abusi;
  • assegnazione di tasks con scadenze non realistiche;
  • intimidazioni;
  • negazione di promozioni, formazioni e congedi;
  • critiche persistenti e costanti;
  • danneggiamento di effetti personali o attrezzature di lavoro.

La vittima viene spesso esclusa dalle riunioni o dalle attività lavorative, ignorata o evitata. Non le vengono fornite le informazioni necessarie a svolgere il suo lavoro, viene relegata allo svolgimento di compiti poco utili o dequalificanti, sovraccaricata di lavoro o - al contrario - privata dei suoi incarichi.
Talvolta, è possibile che vi siano pressioni per indurre le dimissioni, minacce velate o dirette e un clima di terrore e ansia costante. Di conseguenza, la persona può avvertire stress o ansia, soffrire di depressione, insonnia o disturbi psicosomatici, oltre a subire un calo dell’autostima e della motivazione.

 

Come difendersi dal mobbing dei colleghi

Annota quando e dove si sono verificati gli episodi, chi era presente e cosa è successo. Registra ogni interazione e descrivi anche come ti ha fatto sentire: in questo modo, sarai in grado di dimostrare quanto accaduto.

Ricorda che sei sul posto di lavoro per svolgere il tuo compito, non per socializzare: è giusto fare amicizia e vivere un ambiente piacevole, ma mantenere un certo grado di professionalità ti aiuterà a riconoscere più facilmente comportamenti inappropriati. Anche se il tuo posto di lavoro è informale e stimolante, cerca dunque di mantenere rapporti con amici che non lavorano con te e investi energie in quelle relazioni: il loro punto di vista potrebbe essere prezioso.

Se sei vittima di mobbing da parte di uno o più colleghi, e ti senti abbastanza sicuro da affrontarlo/i, sii fermo nel dire che non tollererai oltre il suo/loro comportamento, e che sei a conoscenza di tutte le azioni da intraprendere per fermarlo/i.

Cerca di avere testimoni così da ottenere una prova documentata. La cosa migliore che puoi fare se subisci qualsiasi forma di mobbing è inoltre parlarne con qualcuno: il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza dei suoi lavoratori. A seconda delle dimensioni dell’azienda in cui lavori, puoi rivolgerti al tuo responsabile, al reparto Risorse Umane o a un rappresentante sindacale.

 

Come comportarsi quando si è vittima di mobbing da parte del datore di lavoro

Come anticipato, la prima cosa da fare è cominciare ad annotare ogni episodio, per rafforzare la propria posizione. Annota data e ora dell’episodio, il nome del responsabile e chi era presente, descrivi in modo dettagliato cosa ti è stato detto o fatto, e come ti sei sentito.

Programma poi un incontro con le Risorse Umane, per denunciare l’accaduto e per mostrare le prove, meglio se con il supporto e la testimonianza di colleghi presenti durante gli episodi di mobbing.

Tieni nota di tutte le comunicazioni con le HR e, se non dovessero agire, rivolgiti a un avvocato specializzato in mobbing per valutare le opzioni e per intraprendere un’eventuale azione legale.
In caso di ripercussioni sulla tua salute fisica o psichica, raccogli la documentazione medica necessaria per chiedere un risarcimento. Spesso, quando a commettere mobbing è il datore di lavoro, rivolgersi a sindacati, ispettorati del lavoro e consulenti legali è fondamentale per far valere le proprie ragioni.

 

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