Diritto alla disconnessione dal lavoro: cosa dice la normativa

Il diritto alla disconnessione digitale tutela i lavoratori in smart working (ma non solo) dallo stress da iperconnessione. Scopri cosa prevede la legge.
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Il diritto alla disconnessione è un tema sempre più rilevante nel mondo lavorativo attuale, specialmente in seguito all'evoluzione del lavoro agile (smart working). Ma che cos'è la disconnessione e cosa si intende per riposo e diritto alla disconnessione del lavoratore? Scopriamo insieme come questo diritto funziona in Italia, le normative esistenti e come si applica nel contesto lavorativo del settore pubblico e privato.

 

Cos'è il Diritto alla Disconnessione?

Il diritto alla disconnessione si riferisce al diritto dei lavoratori di staccare da qualsiasi forma di comunicazione lavorativa al di fuori del loro orario di lavoro, evitando che le pressioni lavorative interferiscano con il tempo dedicato al riposo e alla vita privata. In altre parole, il diritto alla disconnessione dal lavoro garantisce che il dipendente non sia obbligato a rispondere a e-mail, messaggi o altre richieste aziendali quando non è in orario di lavoro.

Con l’adozione dello smart working, il diritto alla disconnessione è fondamentale anche per evitare il rischio di burnout e per garantire una migliore qualità della vita ai lavoratori. Questo diritto è previsto in Italia, ma viene applicato in modo diverso a seconda dei settori, delle aziende e delle contrattazioni collettive.

 

Diritto alla Disconnessione in Italia: come funziona?

In Italia, il diritto alla disconnessione non è ancora una legge a tutti gli effetti. Esso è stato discusso e applicato principalmente attraverso la contrattazione collettiva e alcuni contratti specifici. In particolare, nel contesto dello smart working, il diritto alla disconnessione è un tema molto dibattuto. Secondo le normative, ai lavoratori deve essere garantito il diritto di non rispondere a comunicazioni aziendali fuori dall'orario di lavoro, se non in caso di situazioni straordinarie. Questo diritto è stato però sancito da alcune sentenze che hanno sottolineato la necessità di tutelare la salute e il benessere del lavoratore, evitando il rischio di un "lavoro senza fine".

 

Diritto alla Disconnessione e Smart Working

Il diritto alla disconnessione associato allo smart working, come anticipato, è una delle tematiche che sta maggiormente attirando l'attenzione dei legislatori, specialmente a seguito dell’aumento del lavoro a distanza durante la Pandemia. In questo contesto, molte aziende hanno dovuto adattarsi a nuove modalità di lavoro e il diritto alla disconnessione è diventato un punto cruciale per evitare che i dipendenti si sentissero costantemente disponibili. In Italia, anche se come detto non esiste ancora una legislazione specifica che obblighi tutte le aziende a rispettare il diritto alla disconnessione, i contratti collettivi di alcuni settori e le politiche aziendali includono disposizioni per garantirlo.

 

Diritto alla disconnessione: il nuovo Disegno di legge

Il 6 novembre 2024 è stato presentato al Senato il Disegno di legge n. 1290 accompagnato da una relazione in materia di riconoscimento del diritto alla disconnessione.
La proposta di legge mira a stabilire che il diritto alla disconnessione diventi una prerogativa legale così da permettere di regolamentare in maniera chiara gli orari di lavoro e le modalità di comunicazione aziendale fuori dall’orario stabilito.
Stando sempre alla bozza del DDL 1290, il mancato rispetto del diritto alla disconnessione comporterebbe una sanzione compresa tra i 500 e i 3.000 euro per ciascun lavoratore interessato dalla violazione.

 

Diritto alla disconnessione nella PA e nel settore privato

Il diritto alla disconnessione per la Pubblica Amministrazione è regolato dai contratti collettivi nazionali dei dipendenti delle PA mentre per i lavoratori privati è previsto dai contratti collettivi di vario livello.

A proposito del lavoro agile nel pubblico impiego, “il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche” è stato inoltre riconosciuto dalle norme emanate durante la Pandemia da Covid-19. Ad oggi tale legislazione (DL 13 marzo 2021) non è però più in vigore.

 

Le raccomandazioni dell’Unione Europea

Nel corso dell’audizione parlamentare del 13 maggio 2020, durante la discussione sui possibili impatti occupazionali derivanti dalla Pandemia da Covid-19, anche il Garante per la protezione dei dati personali ha sottolineato l’importanza del diritto alla disconnessione. Ha messo in evidenza che, senza questa protezione, si rischia di compromettere la separazione tra vita privata e attività lavorativa, con conseguenze negative sulla salute dei lavoratori.

Successivamente, il 21 gennaio 2021, il Parlamento dell'Unione Europea ha approvato una risoluzione contenente raccomandazioni per la Commissione Europea, ponendo l'accento sui pericoli legati alla connessione continua. La risoluzione ha evidenziato che il fatto di essere sempre connessi può compromettere i diritti fondamentali dei lavoratori, portando a straordinari non pagati e influendo negativamente sulla salute e sicurezza. In questo contesto, il Parlamento ha invocato la Commissione a esaminare e affrontare i rischi legati alla mancanza di tutela del diritto alla disconnessione.

Sebbene l’invito non imponga esplicitamente l'adozione di una legge, conferma comunque la necessità di un intervento normativo.

In conclusione, il diritto alla disconnessione rappresenta un tema sempre più centrale nel panorama lavorativo moderno, soprattutto con la diffusione dello smart working. In Italia, mentre il diritto alla disconnessione non è ancora una legge a tutti gli effetti, ci sono segnali positivi per un cambiamento normativo in questo senso. Le proposte di legge e le sentenze relative alla disconnessione sono un passo importante per tutelare i lavoratori e garantire che possano godere di un adeguato riposo, evitando il rischio di sovraccarico e stress da lavoro.

 

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