Il congedo matrimoniale è un diritto fondamentale dei lavoratori: è previsto dalla legge e consente di godere di un periodo di riposo retribuito in occasione del proprio matrimonio. Questo periodo, destinato a favorire il benessere del dipendente e consentirgli di godersi il momento speciale, ha specifiche modalità di fruizione e di calcolo che variano in base alla tipologia di contratto e alla legislazione applicabile.

In questo articolo esploreremo i dettagli normativi sul congedo matrimoniale retribuito, analizzando chi può beneficiarne, la durata del permesso, le modalità di richiesta e le implicazioni retributive. Inoltre, vedremo come funzionano particolari forme come il congedo matrimoniale posticipato e frazionato, con un focus sulle modifiche previste nel 2025.

 

Cos'è il congedo matrimoniale e a chi spetta

Il congedo matrimoniale (o ferie matrimoniali) è regolato dalla legge 76/2016, che riconosce il diritto a tutti i lavoratori che si sposano, incluse le unioni civili. In generale, il dipendente in Italia ha diritto a 15 giorni consecutivi di permesso retribuito, da usufruire dopo la cerimonia matrimoniale, che devono essere presi entro i 30 giorni dal matrimonio. Tuttavia, ci sono diverse modalità di fruizione e di calcolo che vanno tenute in considerazione, come il congedo matrimoniale entro 6 mesi o il congedo matrimoniale entro un anno, in base agli accordi con il datore di lavoro.

Il diritto al congedo matrimoniale si estende a:

Il congedo matrimoniale spetta anche ai lavoratori con unioni civili che si registrano sempre secondo la legge 76/2016.

 

Durata e modalità di fruizione del congedo matrimoniale

Come già accennato, il congedo matrimoniale è di 15 giorni consecutivi, comprensivi di giorni festivi e non lavorativi. Non è frazionabile, il che significa che il periodo di riposo deve essere preso interamente, senza possibilità di suddividerlo in più tranche.
È importante sottolineare anche che i 15 giorni di congedo matrimoniale devono essere richiesti entro 30 giorni dal matrimonio. Se ci sono motivi oggettivi che impediscono di godere del congedo entro tale periodo, il datore di lavoro può accordarsi con il dipendente per un congedo matrimoniale posticipato, compatibilmente con le esigenze aziendali.

Nel caso di matrimonio all’estero, il dipendente deve fornire la documentazione attestante l’avvenuto matrimonio e garantire che il matrimonio sia riconosciuto in Italia.

 

Chi paga il congedo matrimoniale e come viene retribuito

Durante il congedo matrimoniale, il dipendente ha diritto alla retribuzione piena, che viene erogata dal datore di lavoro. Tuttavia, la copertura economica varia a seconda del tipo di lavoratore e del contratto applicato:

  • per i lavoratori a tempo indeterminato, la retribuzione durante il congedo matrimoniale è interamente a carico del datore di lavoro.
  • per i lavoratori a tempo determinato, il periodo di congedo può essere coperto dall’INPS, il quale fornisce un assegno per il congedo matrimoniale che il datore di lavoro può integrare.

I lavoratori in part-time o a tempo parziale hanno diritto al congedo matrimoniale per i giorni effettivamente lavorativi e la retribuzione viene calcolata proporzionalmente all’orario di lavoro.

 

La richiesta di congedo matrimoniale

Per ottenere il congedo matrimoniale, il dipendente deve presentare la domanda di permesso con un preavviso minimo di 6 giorni rispetto alla data del matrimonio. Il datore di lavoro non può negare la richiesta di congedo matrimoniale ma, in presenza di reali esigenze aziendali, può chiedere di posticiparlo entro i 30 giorni successivi al matrimonio.

La documentazione richiesta comprende:

  • certificato di matrimonio (o di unione civile);
  • autocertificazione in caso di particolari situazioni, come nel caso di matrimonio fuori dal territorio nazionale.

 

Congedo matrimoniale: scenari particolari ed eccezioni

Esistono alcune situazioni particolari che meritano attenzione:

  • congedo per lavoratori con contratto a progetto: questi lavoratori non sono obbligati a ricevere il congedo matrimoniale retribuito, anche se spesso i datori di lavoro scelgono comunque di concederlo come permesso non retribuito;
  • congedo durante malattia o maternità: se un lavoratore si ammala durante il congedo matrimoniale, non può sospendere quest’ultimo per usufruire della malattia, né riceverà una retribuzione aggiuntiva per i giorni non goduti;
  • congedo in caso di matrimonio religioso non civile: per usufruire del congedo matrimoniale, il matrimonio deve essere celebrato civilmente o come unione civile. I matrimoni religiosi non sono sufficienti per ottenere il beneficio;
  • congedo in caso di separazione o vedovanza: in caso di matrimoni successivi, anche dopo una separazione o vedovanza, il lavoratore ha diritto a richiedere un nuovo congedo matrimoniale, qualora si sposi di nuovo.

In conclusione, il congedo matrimoniale è un diritto importante dei lavoratori che permette loro di usufruire di un periodo di riposo in occasione del grande evento, garantendo allo stesso tempo una retribuzione. Le normative in materia di congedo matrimoniale sono ben definite ma è bene valutare caso per caso per una corretta applicazione del diritto. È fondamentale che i datori di lavoro siano ben informati sulle modalità di richiesta e sulle condizioni previste dalla legge, per assicurarsi di offrire ai propri dipendenti un trattamento equo e conforme alle normative. Hai dei dubbi sulla gestione del congedo matrimoniale presso la tua impresa? Contatta Adecco e spiegaci senza impegno come possiamo aiutarti.